circolare 1.2009

Il Ministero del lavoro (risposta ad interpello n. 58 del 23-12-2008) interviene in merito alla proroga del contratto di collaborazione (180 giorni) per le lavoratrici assenti per gravidanza in caso di interruzione della stessa. Nello specifico è chiesto se la proroga può avvenire anche nel caso in cui il contratto originario sia scaduto o vi sia una residua durata temporalmente inferiore ai 180 giorni.Per inquadrare il caso occorre tener presente l’articolo 4 del Dm 12-7-2007 che ha previsto l’estensione alle lavoratrici a progetto e categorie assimilate del diritto (ex articolo 66 Dlgs 276/2003) alla proroga della durata del rapporto di lavoro per un periodo di 180 giorni in caso di assenza per gravidanza (Cfr circolare Unicaf 159/2007).Già in altre occasioni il Ministero ha precisato, richiamando l’articolo 19 del Dlgs 151/2001, che l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, è considerata come “malattia determinata da gravidanza” a tutti gli effetti (risposta all’interpello 32/2008).Per questi motivi il diritto alla proroga del contratto non opera nei confronti della categoria di collaboratrici oggetto di interpello, nel caso in cui durante l’interdizione anticipata si verifichi l’interruzione della gravidanza prima del 180° giorno ex art. 12 D.P.R. n. 1026/1976.Trattandosi di malattia, il contratto, ai sensi del 2° comma dell’articolo 66 Dlgs 276/2003, si estingue alla scadenza.Questa soluzione, per il Ministero, è peraltro applicabile a prescindere dalla durata residua del rapporto di collaborazione.Sull’argomento si può rilevare che già al momento dell’emanazione del decreto 276/03 erano sorte perplessità. In primo luogo è prevista la proroga per un contratto a termine che dopo la scadenza potrebbe non aver ragione di esistere (come spesso accade la norma è pensata più per i casi elusivi che per quelli corretti). Inoltre, la proroga di 6 mesi, e non per un massimo di 6 mesi, può risultare superiore al periodo di assenza del lavoro (che letteralmente non è menzionata come causa della proroga).La risposta del Ministero non tiene conto che una gravidanza, comunque, c’è stata anche se poi è intervenuta un’interruzione.

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